GILBERTO CALZOLARI


Green e sostenibilità a 360 gradi. È questa l’idea di partenza di tutta la moda firmata Gilberto Calzolari.

Lo stilista, nato e cresciuto a Milano, ha fondato il marchio omonimo nel 2015 in controtendenza alla dittatura imperante del fast fashion. Il brand punta a recuperare i valori di qualità ed esclusività del lusso Made In Italy.




Cosa è per te la moda?
La moda è tutto per me: è la mia vita, è un mezzo che mi permette di esprimermi liberamente e a 360 gradi, è un linguaggio che tocca tanti punti di mio interesse, da quello prettamente estetico, artistico, a quello sociale e culturale, perfino sessuale. La moda è uno specchio della nostra società: uno specchio fedele e al tempo stesso distorto, che da un lato riflette la realtà in cui viviamo e dall’altro la rielabora, proiettando illusioni e desideri.

Quando e perché hai fondato il tuo marchio?
La decisione che era tempo di creare il mio marchio di moda high-end sostenibile Made In Italy è maturata nel 2015, dopo una carriera di oltre 15 anni presso alcuni dei più prestigiosi brand del lusso internazionale come Marni, Alberta Ferretti, Valentino, Miu Miu e Giorgio Armani. È stato un periodo di apprendistato importante, lo paragono ai pittori rinascimentali che andavano «a bottega» presso i grandi. Ma avevo una forte esigenza interiore di esprimere me stesso e ho deciso di fare il passo.

Tre parole per definire il tuo lavoro?
Playful, conscious e glamour. Tre aggettivi molto diversi ma ugualmente importanti. Sono come delle linee guida per me, che si bilanciano tra loro. Mi piace una moda giocosa ed eccentrica, ma che non rinuncia al glamour e all’eleganza, e che ovviamente ha un’anima green e sostenibile, attenta al pianeta e alla società in cui viviamo.

Da dove prendi ispirazione quando crei?
Immergendomi nel «qui e ora», soffermandomi a osservare tutto ciò che mi circonda, cercando il bello anche nello stridere delle contraddizioni della vita quotidiana. Un colore, un film, un oggetto trovato, una notizia sul giornale, un viaggio, un paesaggio, un dettaglio che ha scaturito una determinata emozione… E proprio in quella scintilla ogni mia collezione diventa un’occasione per affrontare temi legati alle problematiche ambientali, che possano essere d’ispirazione e riflessione verso un settore per certi versi effimero, ma che, proprio perché è specchio della nostra società, dice moltissimo sui nostri desideri e le nostre aspirazioni, su chi siamo e chi possiamo e vogliamo diventare.

Quali sono le caratteristiche della tua cliente?
È una donna profondamente contemporanea: sicuramente amante del lusso e del bello, ma anche consapevole che le sue scelte hanno un impatto sull’ambiente che ci circonda. Una donna con un occhio attento ai dettagli e alle rifiniture che rendono un capo prezioso e ricercato, desiderosa di acquistare un pezzo eclettico e originale allo stesso tempo, unico e fuori dagli schemi di massa, realizzato con materiali e tecniche sostenibili per ridurre il più possibile sprechi e inquinamento. Una donna che crede che etica ed estetica debbano procedere di pari passo. Che poi, a ben vedere, è uno dei più antichi insegnamenti classici: il bello e il buono.

Come descriveresti la collezione primavera-estate 2021 del tuo marchio?
La collezione è una year-long collection che affronta di petto l’intrinseca negatività dell’approccio stagionale che deriva da un consumismo esasperato. La perdita di significato delle stagioni, sia a livello climatico sia da un punto di vista produttivo, mi ha portato a rivedere le modalità del mio lavoro per il quale la durata annuale assume un ruolo decisivo. È una decisione presa prima ancora che scoppiasse la pandemia, che ha solo reso più evidente la crisi del nostro sistema e la necessità di un approccio più sostenibile. È una collezione dove i capi perdono ogni accezione stagionale e si mescolano costantemente, per rispettare questo nuovo concept annuale, che ho comunque deciso di presentare in due tempi: include infatti alcuni capi presentati alla Milano Fashion Week di febbraio e altri che svelerò alla fashion week di settembre.

Che rapporto hai con i social media?
Sono importanti per il tuo business? Se sì, in che modo? Ho un rapporto ambivalente con i social media: da un lato mi divertono, perché è un modo diretto e immediato di comunicare la propria immagine, lo spirito di una collezione, il mood di un nuovo progetto, ma possono esser anche un’arma a doppio taglio, come abbiamo visto in diverse circostanze. Sicuramente non vanno confusi con la realtà, anche perché fino a ora ho sempre venduto le mie collezioni «made to measure» e «made to order», dove il passaparola, la conoscenza di persona e la possibilità di toccare con mano la qualità dei tessuti e della confezione non hanno pari.

Progetti futuri?
Ci sono all’orizzonte delle proposte interessanti di co-branding e collaborazioni, che mi divertono e stimolano molto, pur senza distogliere le mie energie dallo sviluppo del mio progetto sostenibile.

Un sogno da realizzare?
Poter vedere per strada sempre più donne che hanno fatto la scelta di una moda sostenibile. Vorrei che fosse davvero l’inizio di una rivoluzione che riporti al centro del nostro sistema concetti come slow fashion, artigianalità e vero Made In Italy.